La Dea Madre Mediterranea

Tra passato e presente

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Ci si chiede se ancora oggi la nostra isola custodisca tracce di quell’antico mondo leggendario ereditato nel tempo; cosa sia rimasto di ciò che la memoria dei nostri antenati ha tramandato di generazione in generazione; cosa sia sopravvissuto ai cambiamenti, infiltrazioni ed influssi esterni. Esiste in Sardegna un’abbondante produzione di leggende e di racconti popolari in cui sopravvivono ancora tracce di miti, residui di un antica religione o di riti iniziatici arrivati fino a noi con diverse chiavi interpretative.

Diversi i culti praticati: Il culto delle pietre (betili, menhir e templi), degli antenati (domus de janas e tombe dei giganti), delle acque e delle fonti, degli alberi e delle piante, delle divinità celesti e degli animali.
Il culto dei corpi celesti è stato fortemente sentito dalle popolazioni isolane sino a qualche tempo fa: al sole, alla luna e alle sue fasi, alle stelle si doveva guardare nel concepire e far nascere i figli o nel curare certe malattie. Alla luna si chiedevano anche indicazioni per la semina e per il raccolto, per predire eventi, piogge e inondazioni. Alcune vecchie ancora oggi quando si verificano violenti temporali esorcizzano tali forze recitando formule magiche, come ad esempio “sas doighi paraulas mannas”, preghiera inserita nel culto cristiano.

Legate alla religione dei morti erano le figure di demoni buoni, cattivi e burloni. Un rimedio da seguire per esorcizzare il demone malvagio era quello di portare addosso un capo d’abbigliamento al rovescio o un particolare gioiello con funzione apotropaica2 in modo tale da renderli inoffensivi.

Le “panas” erano spiriti di donne morte di parto e condannate a lavare i panni per sette anni, ogni notte. Per questo le donne si recavano al fiume solo dopo l’alba, così evitavano di incontrarle.
Anche il culto del fuoco e delle acque era fortemente sentito e ad esso sono legate molte leggende e consuetudini. Il fuoco, elemento magico e purificatore, era utilizzato per riti esorcistici, attraverso cui si presagiva il buono e il cattivo tempo: esso aveva il potere di allontanare le presenze nefaste degli spiriti dei morti che disturbavano la serenità e la pace degli uomini. Accanto alle fonti venivano praticati, in molti centri dell’isola, anche riti purificatori di buon auspicio e di comparatico. La grande diffusione del culto di San Giovanni ha origini legate al ciclo solare e alla fecondità. Una tradizione diffusa in tutta l’isola era quella di accendere dei falò: è probabilmente di origini falliche e per questo associata al comparatico tra persone di sesso diverso, o anche dello stesso. I due giovani, dopo aver saltato a croce il fuoco per la purificazione, si recavano in silenzio presso una fonte; bevevano l’acqua “magica”, che tenevano in bocca sino al rientro (rito de s’abba muda) e così diventavano compari e comari per la vita.

Altra tradizione integrata nel culto cristiano è il falò di Sant’Antonio. Tale usanza era un tempo legata a pratiche propiziatorie di tipo magico-rituale dedicate al dio fecondatore. Queste antiche testimonianze potrebbero fornire un interessante spunto per una base di partenza di un altro lavoro di ricerca e di confronto con un aspetto del nostro presente, in cui il passato è più vivo che mai.