La Dea Madre Mediterranea

Le Tipologie tombali

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La preistoria anche in Sardegna ha prodotto nel tempo varie tipologie tombali: la prima espressione è il menhir, un monolite appena sbozzato conficcato nel terreno.
I dolmen sono delle costruzioni a sistema trilitico (tre pietre): due o tre pietre conficcate nel terreno sostengono una “tavola” pietra orizzontale.
I circoli megalitici o tombe a circolo, sono costituiti da pietre infisse nel terreno, seguendo la circonferenza di uno o più cerchi, con al centro una cassetta in pietra. Nel territorio di Arzachena, Li Muri, si trova il complesso megalitico meglio conservato.
I betili sono piccoli obelischi di pietra infissi nel suolo, a simboleggiare la fertilità, l’unione tra le divinità maschili e femminili (se provvisti di mammelle), la protezione dei defunti (se raffigurati con gli occhi).
Le domus de janas sono delle grotte artificiali scavate nella roccia e decorate con colori ocra. La credenza popolare nei secoli successivi le considerava abitate dalle fate (da cui il termine janas), ma svolgevano essenzialmente la funzione di tombe.
Le allée couvertes (viali o andati coperti) sono tombe composte da stanze rettangolari parzialmente interrate e coperte da grosse lastre di pietra (granito). Al loro interno venivano deposti defunti e le tombe venivano poi nascoste sommergendole di terra e pietre.
La grande evoluzione si ha in pieno periodo nuragico con la tomba dei giganti, tomba collettiva, riservata ai notabili del villaggio o, forse, a tutti gli abitanti del distretto, visto che aveva la capacità di contenere un gran numero di corpi. Il corridoio funerario, coperto era preceduto da un ingresso a stele e da un’esedra semicircolare che fungeva da vestibolo.