La Dea Madre Mediterranea

Serri

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Grande Dea e giovane Dio

Alt. 10 cm – Bronzo
Santuario Nuragico Santa Vittoria – Serri

 

Grande Dea e giovane Dio
serri
Proviene dal Santuario di Serri e rappresenta la madre che invoca la grazia per il figlio malato che tiene in braccio.
È seduta su uno sgabello rotondo a cinque supporti uniti all’interno da una traversa ad anello e veste una tunica stretta e lunga sino alle caviglie munita di balza e un manto, con cui avvolge anche il corpo del figlio. L’artigiano ha voluto trasmettere, mediante una serie di elementi (la modesta e incolta pettinatura, l’espressione allucinata degli occhi, la forma poco raffinata del naso e le labbra semiaperte), tutta la sofferenza e l’invocazione della grazia per il figlio Per questa scultura esistono due letture diverse: quella di una donna terrena, del popolo che implora la grazia per il suo bambino (Lilliu) e quello della Dea, simbolo di creazione e di fecondità. Anche in questa scultura, come nell’altra (madre con bimbo in grembo) vi sono due letture diverse: quella di una donna terrena, del popolo, che implora la grazia per il suo bambino (Lilliu) e quella, invece, della dea…. Divina, simbolo di creazione e di fecondità. (Zeervos).

Madre con bimbo in grembo

Alt. 11,5 cm – Bronzo. Santuario Nuragico di S. Vittoria, Serri
Cagliari, Museo archeologico Nazionale

 

Madre con bimbo in grembo
serri
E’ stata rinvenuta tra il tempio a pozzo e quello detto “ipetrale”, nel santuario nuragico di Santa Vittoria. La madre è rappresentata seduta su uno sgabello rotondo, forse in legno, col sedile sostenuto da sei piedi uniti da una traversa ad anello. Ha la mano destra sollevata, in atto di preghiera, mentre con la sinistra cinge il corpo del bambino, le cui braccia cadenti penzoloni insieme al tutto il corpicino rilassato fanno supporre che si tratti di una creatura debole e ammalata. La madre veste una tunica aderente e lunga sino ai piedi, nudi; una mantellina corta copre le spalle ed è allacciata al collo da una fettuccia. I capelli lisci divisi in due bande laterali, che nascondono le orecchie sembrerebbero coperti da un velo. Il volto è quello di una donna umile, forse una contadina, una popolana che chiede la guarigione del suo piccolo ammalato (Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica). Lo studioso greco Christian Zeervos la chiama la Grande Dea ed identifica in essa la rappresentazione della divinità che presiede alla nascita e alla crescita di tutti gli esseri.
(Zeervos, La civilità della Sardegna 1980)