La Dea Madre Mediterranea

Il Neolitico

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Neolitico antico

 

Gli archeologi affermano che dal VI millennio a.C. in poi, l’uomo oramai ha raggiunto un livello culturale più avanzato, che gli permette di compiere ulteriori progressi. Infatti diventa agricoltore, allevatore, modella l’argilla, si costruisce la casa, si dedica all’addomesticamento degli animali. Non vive più da solo, crea dei villaggi stabili insieme ai suoi simili; sviluppa nuove tecnologie quali quelle della pietra levigata e della ceramica.
L’uomo prima con la tecnica della scheggiatura lavora un blocco di pietra e da essa ne ricava manufatti che gli servono nella vita quotidiana; ora con la tecnica della levigatura migliora la lavorazione della pietra, ne ottiene ciottoli scheggiati.
In Sardegna in tale periodo si sviluppa la produzione di ceramiche necessarie per la conservazione dei cibi. Tali ceramiche presentano segni di decorazione (di tipo cardiale) ottenuta con l’utilizzo di una conchiglia denominata cardium e da qui che la cultura prende il nome di cardiale.

 

Un uomo lavora di un blocco di pietra  |  S'òmini trabballat un’arrogu de pedra  |  A man sculpted a block of stone Un uomo lavora di un blocco di pietra  |  S'òmini trabballat un’arrogu de pedra  |  A man sculpted a block of stone Un uomo lavora di un blocco di pietra  |  S'òmini trabballat un’arrogu de pedra  |  A man sculpted a block of stone

Un uomo lavora di un blocco di pietra

 

Neolitico medio

 

Questo periodo segna un nuovo gradino dell’evoluzione umana in Sardegna ed è rappresentato dalla cultura di Bonu Ighinu (4000 – 3.400 a.C) che prende il nome dalla località del comune di Mara (SS), dove in una grotta detta «Sa Ucca de su Tintiriolu» – ossia Bocca del Pipistrello, è stato per la prima volta rinvenuto del materiale che si distingue nettamente da quello del Neolitico antico per una maggiore perfezione dei manufatti. Le forme ceramiche diventano più belle, perché migliora la qualità e l’aspetto estetico, presentano decorazioni con motivi a cerchi concentrici, a triangoli, a nastri, ottenute con la tecnica del graffito e dell’impressione. La ceramica è caratterizzata da una cottura accurata che dà alla superficie del vaso una resa estremamente lucida, di colore nero o bruno.

tomba

 

Neolitico recente

 

Si manifesta una delle culture più importanti della storia Sarda: la cultura di Ozieri (3400 – 2700 a.C.), nome tratto dalla grotta di San Michele presso l’attuale abitato di Ozieri. La cultura è caratterizzata da vasi di ottima fattura con raffinate decorazioni, motivi a cerchi, a spirali, che rimandano alla divinità femminile; a festoni, a stella, a figure umane con riproduzione di teste e corna taurine, da interpretare come un riferimento alla divinità maschile. Tutti schemi decorativi che trovano significativi confronti extra insulari, a testimonianza di un’apertura della Sardegna all’acquisizione di apporti culturali che sembrano provenire dall’area cicladico – cretese e che rimandano alle due forze generatrici della vita. Tra le forme innovative ricordiamo quella del tripode, largamente utilizzata fino all’età nuragica. Nell’ambito della civiltà di Ozieri, il culto della divinità femminile è attestato da una serie di figurine della Dea Madre che viene rappresentata in stile geometrico cruciforme, che deriva dallo schema del precedente idolo femminile obeso, ma tende a semplificarsi appiattendosi; l’evolversi della modalità di rappresentazione della dea madre passa dalle forme naturalistiche steatopigie, tipiche dello stile Bonuighinu , a quelle “a croce” e “a traforo”.