La Dea Madre Mediterranea

L’origine della Dea Madre

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Attualmente la Preistoria Sarda è oggetto di maggiori attenzioni rispetto al passato da parte degli studiosi e degli archeologi che eseguono esplorazioni, scavi e recuperi con eccezionale vivacità ed impegno, con occhio sempre attento verso possibili analogie con altre culture lontane.

Nel bacino del Mediterraneo, come in quasi tutta l’Europa, il “culto della Dea Madre” era sviluppato e diffuso sin dal Paleolitico Superiore (35.000 – 12.000 o 30.000 – 11.000 a.C): ciò attesterebbe l’esistenza di una originaria struttura matriarcale delle civiltà preistoriche; gruppi di cacciatori – raccoglitori, che le caratterizzavano avrebbero considerato la Grande Madre una divinità femminile creatrice.

Appartengono a questo periodo le numerose figure femminili steatopigie18 (steatos-grasso e pigia-deretano) le “Veneri” ritrovate in tutta l’Europa, come la Venere di Willendorf (Austria), quella di Lespugue (Francia), quella di Dolnì (Repubblica Ceca) e di Savignano (Modena).

Attualmente possediamo circa 650 figure femminili rinvenute nell’area tra il Mediterraneo e la Russia, di cui 200 sono statuette a tutto tondo. Le forme via via si evolvono, diventano più curate e ricercate sino a raggiungere livelli di grande raffinatezza.